Ri-generazioni - presentazione alla mostra di Latina - Patrizia Amodio

Aggiornamento: 21 lug 2021


Latina, Casa del Combattente, 27 giugno 2021

Benvenute e benvenuti: sono particolarmente felice di presentarvi l’evento di questa sera, che avviene finalmente “in presenza”: è un primo ritorno a quella condivisione di spazi e relazioni reali, giocate sul rapporto diretto, di cui avevamo bisogno e desiderio. Ci possiamo vedere, sentire, scambiare opinioni, perfino sfiorarci, pur con tutte le attenzioni e precauzioni.

Ancora una volta questo spazio storico e solenne della Casa del Combattente si fa lieve e accogliente grazie alla magia dei manufatti qui esposti, frutto delle realizzazioni di Monica Giovinazzi, Gisella Persio ed Emanuela Masini, che hanno scelto di dare vita, come si legge nell’invito dell’evento, a “ciò che si è deciso di conservare”, creando libri e oggetti d’arte. Da qui il titolo dell’esposizione RI-GENERAZIONI. Progetto a cura de L’albero delle farfalle 2020.

La prima uscita pubblica della mostra è avvenuta lo scorso 4 giugno presso il Museo del Fiume nel borgo storico di Nazzano, in occasione della Notte degli Archivi per Archivissima 2021, quindi all’interno di un contesto naturalistico, storico e culturale privilegiato.

Non possiamo quindi che essere orgogliosi del fatto che la seconda tappa sia Latina, e ringrazio le tre artiste per questa scelta.

RI-GENERAZIONI è un’ esposizione collettiva non nel significato che solitamente assume di mostra in cui espongono più artisti/e, ma per il lavoro collettivo che ha coinvolto le tre protagoniste: un anno di intenso e appassionante lavoro, nell’ambito del progetto L’Albero delle farfalle 2020, nato in piena crisi pandemica.

Felice ed evocativo il nome, L’ Albero delle farfalle 2020, che rimanda alla Buddleia Davidii, il Lillà d’estate, dai fiori viola tendenti al blu, la cui prolungata e profumata fioritura, per tutto il periodo estivo, è un richiamo irresistibile per le farfalle.

Pianta vagabonda, è in grado di agevolare mutazioni in ciò che la circonda, cosa che spiega la scelta del nome.

Nonostante la dura situazione determinata dal covid19, che in molte persone ha portato o ha accentuato stati di isolamento e disagio, Monica, Gisella ed Emanuela hanno puntato in alto, si sono messe in gioco con coraggio e determinazione, dando vita ad un progetto condiviso, un collettivo artistico. A me pare una sorta di messa in pratica del motto Le donne insieme possono, che sta a indicare la forza femminile, che sa essere dirompente e trasformativa anche in situazioni al limite, come quella determinata dalla crisi pandemica.

L’ intento progettuale e la metodologia sono bene espresse nel sito dedicato de L’Albero delle farfalle ( che si arricchisce ogni giorno di più) e che vi invito a visitare:

Albero delle farfalle è una proposta, uno stimolo, un ricordare, una visione condivisa. E’ arte vissuta e da vivere, sperimentare insieme e da soli.

Tra gli oggetti d’arte figurano sicuramente L’ ATELIER DELLE ARTISTE E POESIA COME PANE, ma anche un chiaro invito a interagire, giocare anche noi con loro, attraverso CONTINUA TU e ASOBI (arte e anche gioco in antico giapponese).

Il processo creativo e realizzativo è così espresso: scegliamo temi e personalità che ci toccano: mettiamo le mani in pasta e lanciamo nel mondo oggetti e avvenimenti d’arte unici e irripetibili.

Si definiscono CURIOSE, SOGNATRICI INSTANCABILI, VISONARIE INDUSTRIOSE OPERAIE….CREATRICI DI OGGETTI D’ARTE.

Vi presento brevemente le tre ispiratrici, cominciando da Monica Giovinazzi, artista poliedrica, regista, autrice e performer, realizza installazioni e performing art. Opera tra Vienna, Roma e altre città europee, e dal 2008 ha scelto di essere presente anche nella nostra città. Dopo il primo evento dedicato a Camille Claudel, abbiamo avuto modo più volte di conoscere e apprezzare la sua attività artistico-culturale. In particolare, alcuni eventi sono stati proposti proprio in questo spazio che stasera ci ospita. Tanto per citarli, la performance IL PENSIERO DOMINANTE, dedicata a Giacomo Leopardi, l’esposizione COSE DI MONTALE, e ancora il reading Il Più Lungo Giorno dedicato a Dino Campana seguito, nel settembre del 2020, da “Nymphae”, mostra personale ispirata alle opere del poeta. Sono passati solo nove mesi, ma sembrano molti di più….

Gisella Persio, appassionata ed esperta di letteratura per l’infanzia, ha realizzato numerosi laboratori d’arte per bambini. Si definisce collezionista “di tutto”, in quanto “tutto ha un valore” e perché “per ogni oggetto arriverà il momento di tornare utile per realizzare un desiderio”. Ha portato nel progetto le sue capacità acquisite nel tempo come designer e operatrice culturale.

Emanuela Masini, Professional Counselor, agisce il suo concetto di “arte” quale “espressione di sé e ponte tra esterno ed esterno”, sia nella vita personale che professionale. Si rifà all’ Art counseling, prediligendo la mediazione artistica: in particolare il corpo e l’espressione artistica (arti grafico-pittoriche, il movimento,…) costituiscono per lei strumenti privilegiati di conoscenza di sé, dell’altro, del mondo e di gestione delle proprie emozioni. Le opere sono come finestre aperte per un dialogo tra chi crea e chi ne usufruisce.

Per Gisella ed Emanuela non si tratta del primo evento a Latina: con loro ho condiviso un’ esperienza unica e anche questa collettiva (che ha coinvolto più di trenta donne) grazie al progetto “Difforme dal senso comune. Voci di donne dal Manicomio” ideato da Monica Giovinazzi, tratto dal libro di Candida Carrino, e messo in opera presso il Palazzo M, a due passi da qui, nel marzo del 2019.


Monica, Gisella ed Emanuela, tre professioniste diverse per formazione e competenze, per linguaggi espressivi ed esperienze di vita, hanno messo le “mani in pasta” e hanno realizzato 5 opere uniche, libri-manufatti, dedicati ad altrettante personalità artistiche: Camille Claudel, Tina Modotti, Emily Dickinson, Eugenio Montale e Dino Campana, con la finalità di “mantenerne viva l’attenzione”.

Il CONTENUTO dei libri (ognuno riprodotto in 60 copie realizzate a mano anche queste uniche ed irripetibili), è una sintesi delle performance di Monica, arricchite dall’apporto fertile delle idee e dei diversi talenti di Gisella e Emanuela, in una felice interazione e dialogo costanti: le tre artefici hanno saputo ascoltarsi e darsi valore reciproco, e proprio qui sta l’intelligenza dell’operazione e il suo valore aggiunto.

Sicuramente avete già avuto modo di percorrere con lo sguardo le realizzazioni esposte. Ve le presento, utilizzando la descrizione che ne hanno fatto le stesse artiste, quando mi hanno chiesto di presentare i loro lavori:

“Sono oggetti d’arte realizzati con materiale di recupero e stampati spesso su materiali non convenzionali. Sono libri imprevedibili che racchiudono stimoli per attivare la curiosità, la ricerca e la creatività. Sono dispositivi filosofici. Per ogni argomento/artista abbiamo scelto anche di inserire oggetti relativi alla loro arte (pizzi, fotografie, ricami, carte geografiche, documenti e altro). Diverse le tecniche usate (acquerello, stampa vegetale, tinture naturali e batik). Molte le pagine cucite a macchina e a mano.”

Una descrizione sobria ed essenziale, senza enfasi, come fanno spesso le donne , che racchiude significati profondi: mi ha colpito l’espressione usata per designare i libri come “dispositivi filosofici”, utili “per tornare alla pratica del pensiero leggero, alle domande che accendono la scintilla della curiosità, della ricerca, della conoscenza”.

Provo a darvi qualche indicazione in più….

Per ogni artista, è stata scelta una frase significativa a rappresentare il valore del percorso professionale e di vita intrapreso:

Per la scultrice Camille Claudel, Io Camille ho osato, fatto, quell’osare che ha pagato con l’internamento manicomiale.


Per l’ attrice, fotografa, traduttrice Tina Modotti, la frase Viaggio leggera indica la sua condizione di migrante, di transitorietà.

The Brain – is wider than the Sky sintetizza la poetessa Emily Dickinson. La frase La Musica delle parole scelta per il poeta Eugenio Montale ne indica la passione per altre forme artistiche, come appunto la musica ma anche la pittura. Infine, Vagabondo tra poesia e paesaggio, è a rappresentare il poeta Dino Campana.


Ma anche la scelta dei materiali, dei colori, del formato, delle tecniche di esecuzione e del tipo di rilegatura, variano da artista ad artista, creando una sintesi efficace della loro esistenza privata e pubblica, tra sogni e dolori, desideri ed produzione artistica.

​Vicino ad ogni installazione troverete informazioni utili, per cui mi limito a poche indicazioni.

Per Camille Claudel, sono state usate carte spesse e rilievi e prediletto il formato orizzontale.



Per Tina Modotti si è giocato sul bianco e nero, (lasciando il colore alla parte dedicata ai laboratori e ad alcuni elementi esperienziali da poter usare). Cucito a mano con l’antico filo carcerato.



Per Emily Dickinson carte trattate con elementi natura, come curcuma e caffè, e molta carta recuperata lasciata volutamente riconoscibile. Rilegato a mano, secondo la rilegatura giapponese.




Carte di varia tessitura e grammatura e spartiti ridipinti per Eugenio Montale, con l’inserimento di altri materiali, come rete e garze. Azzurro di scaglie di mare e il giallo luce, come colori. Cucito a mano con copertina unica.




Tasche con poveri elementi e cartine geografiche fantastiche esprimono il vagabondare di Dino Campana. Il tutto cucito a mano.

Nell’ epoca del digitale, dell’ e-book che ha sostituito il libro tradizionale, dell’ ab-uso di tecnologie sofisticate, dell’eccesso di immagini che invadono anche con violenza il nostro cervello, loro hanno privilegiato la scelta di coinvolgere per intero la nostra sensorialità: vista, tatto, odorato, udito, l’intero corpo, “grazie all’utilizzo creativo di materiali e tecnologie cosiddette «povere»”, anche se lo sono solo in apparenza.

Pensiamo all’etimologia della parola “artista”, dal medievale “maestro d’arte”, e al termine artefice (artifex), ancora più antico e usato in parallelo per secoli, che comprende il senso della perizia tecnica del mestiere, altrettanto importante dell’idea nella realizzazione di un’opera.

Ecco, in questi oggetti d’arte, idee, riflessioni, stimoli, sperimentazione, creatività, si integrano: alla ricerca rigorosa di documenti e testimonianze su cui basarsi rispetto al soggetto scelto, si accompagnano il recupero dei materiali custoditi e raccolti nel tempo, la conoscenza/scoperta delle loro diverse potenzialità e la valorizzazione delle loro specificità, così da essere “curati” e trasformati da mani esperte, incrociando materiali, colori e tecniche in modo armonico e coerente con quanto si vuole esprimere.

E’ la messa in pratica della metodologia Mani in pasta, alla base del progetto L’Albero delle farfalle.


Non mi resta che lasciarvi a questi “dispositivi filosofici”, che vi invito ad esplorare con la stessa cura che le nostre artefici hanno messo per realizzarli, avvicinatevi a questi oggetti d’arte con curiosità e voglia di mettersi in rapporto mentale e sensoriale con essi. Monica, Gisella ed Emanuela avranno sicuramente piacere di accompagnarvi in questa esperienza e condividerne lo spirito.

Patrizia Amodio






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